Marvel Cinematic Universe: 10 immagini iconiche e il loro impatto narrativo e produttivo

icona, sostantivo femminile. Figura emblematica o altamente rappresentativa.

Da oltre dieci anni i Marvel Studios si sono imposti come una delle realtà produttive di maggior successo nel campo cinematografico.

A partire dal 2008, quando con Iron Man hanno dato il via al Marvel Cinematic Universe, la Casa delle Idee ha inanellato una serie di successi di critica e pubblico che non può passare inosservato.

In questo pezzo vorremmo soffermarci su dieci immagini iconiche sul piano narrativo, meta-narrativo o produttivo. Dieci immagini che definiscono il Marvel Cinematic Universe.

Io sono Iron Man

L’ultimo primo piano di Tony Stark e la sua ultima battuta prima dei titoli di coda del primo film di Iron Man.

Immagine iconica perché con questa battuta ci si libera di uno dei tòpoi narrativi più importanti per i supereroi: l’identità segreta.

Tony Stark rivela al mondo che è Iron Man, con tutto ciò che ne consegue, come si vedrà nei film successivi.

L’assenza dell’identità segreta è un qualcosa che i Marvel Studios decidono di tenere anche per gli altri eroi che di lì a poco faranno il loro esordio sul grande schermo: Hulk, Thor e Capitan America.

Nessuno di loro avrà il tema dell’identità segreta da proteggere (forse solo Hulk, all’inizio della pellicola) e la cosa funziona.

Senza l’identità segreta, i supereroi assolvono alla funzione ancestrale di sostituti degli dei. Esseri straordinari che scendono sulla terra per compiere imprese straordinarie.

Nick Fury, direttore dello SHIELD

Sempre al termine del primo Iron Man, si inaugura una delle caratteristiche che la Marvel manterrà per quasi tutti i suoi film: la scena extra dopo i titoli di coda.

Qui appare Nick Fury e comunica a Tony Stark di essere parte di un qualcosa di più grande.

Narrazione e meta-narrazione si sovrappongono.

Tony Stark viene informato che non è l’unico speciale, il pubblico viene informato che non finisce lì. Che ciò che ha visto altro non è che un frammento autonomo di un affresco più grande che si compone di altre storie, personaggi e mondi.

The Avengers

L’immagine della prima squadra di Vendicatori uniti e pronti all’azione è l’equivalente di una doppia splash page nei fumetti, ovvero due pagine che contengono un’unica illustrazione di grande impatto.

È l’immagine plastica di ciò che i Marvel Studios sono riusciti a fare: i Vendicatori sono lì, finalmente uniti fisicamente e idealmente contro una minaccia che singolarmente non sarebbero in grado di affrontare.

Una delle caratteristiche fondanti del successo dei fumetti Marvel negli anni Sessanta, ovvero l’universo narrativo condiviso, è stato riportato con successo al cinema. Non era affatto scontato.

To be continue…

La grande minaccia presente e futura per gli eroi si rivela. Lo fa in una scena dopo i titoli di coda del primo film corale.

Come Nick Fury al termine di Iron Man, scopriamo che c’è un nuovo livello di complessità.

Ci sono nuovi mondi e personaggi ancora da scoprire.

Nuovi frammenti che rendono l’affresco finale più ricco.

Personaggi minori a chi?

Questa è la prima foto ufficiale del film I Guardiani della Galassia, diretto magistralmente da James Gunn.

La forza iconica di questa immagine emerge soprattutto sul fronte produttivo. Qui i Marvel Studios azzardano.

Prendono una squadra di eroi che conoscono in pochi, si staccano dal filone narrativo principale trainato da Capitan America, Iron Man e Thor e si dedicano a una storia che, almeno inizialmente, è molto lontana dal contesto che il pubblico ha imparato a conoscere.

Probabilmente proprio perché si tratta di personaggi meno conosciuti, a James Gunn viene data molta libertà creativa.

Gli studi alzano il tiro e vincono la scommessa.

Trinità

In casa DC Comics esiste una trinità iconica: Batman, Superman e Wonder Woman. Sono gli eroi più importanti e immediatamente riconoscibili di quell’universo narrativo. Hanno dei simboli divenuti veri e propri brand.

Capitan America, Iron Man e Thor rappresentano una trinità vagamente sovrapponibile a quella della DC. In questa scena di Avengers Endgame i tre avanzano verso Thanos e sono inquadrati non in figura intera, ma con dettagli. Guardando solo questa inquadratura, si capisce perfettamente di che personaggi si tratta. 

È quanto di più vicino all’iconografia di Batman, Superman e Wonder Woman è stato raggiunto dalla Marvel con la sua trinità.

Si tratta della scena culmine dopo anni di costruzione intorno a tre personaggi importanti per gli appassionati dei comics, ma ritenuti poco impattanti per il grande pubblico. Fino a questo momento.

Wandavision, ovvero l’approdo in TV

Con Wandavision i Marvel Studios escono dalle sale cinematografiche per approcciarsi al mezzo delle serie TV.

La prima immagine ufficiale rilasciata ha, in maniera analoga a quanto visto per i Guardiani della Galassia, una forza iconica dal punto di vista produttivo, più che narrativo.

Gli studi approdano a un nuovo mezzo per veicolare storie, quello della nuova serialità televisiva imposta dalle piattaforme di streaming, e lo fanno con un tipo di storia che esce dai canoni “classici” ai quali la Marvel aveva abituato il pubblico negli anni precedenti.

Wandavision segna un ulteriore passaggio di maturità produttiva dei Marvel Studios.

Eredità

Marvel’s The Avengers è uscito nel 2012. Marvel’s Hawkeye, la serie TV dalla quale è tratta questa immagine, nel 2021. Nove anni di differenza.

Nella prima puntata di Marvel’s Hawkeye Kate Bishop assiste nell’impotenza dei suoi 8 anni alla “battaglia di New York”, lo scontro finale tra Avengers e Chitauri nella prima pellicola corale.

Nove anni dopo, Kate è cresciuta ed è una fan sfegatata di Occhio di Falco.

Il piano narrativo e quello meta-narrativo si sovrappongono perfettamente: ci sono bambini cresciuti ammirando le gesta degli Avengers sia nel mondo cinematografico, che in quello reale.

I primi possono diventare a loro volta supereroi e supereroine. Perché in un mondo nel quale esistono i Vendicatori è del tutto plausibile che ci siano giovani che aspirino a emularne le gesta. Tema trattato, oltre che in Hawkeye, anche nelle successive Miss Marvel e Wakanda Forever

Ai secondi questa immagine sembra dire: siamo cresciuti insieme, c’è molto altro per te.

Dal punto di vista meta-narrativo, l’immagine rappresenta la consapevolezza dei Marvel Studios di aver caratterizzato infanzia e adolescenza di tanti bambini e bambine.

E se… facessimo animazione?

Peggy Carter esordisce nel Marvel Cinematic Universe nel primo film dedicato a Capitan America come interesse amoroso del protagonista. Al termine della pellicola, ambientata durante la seconda guerra mondiale, i due non coroneranno il loro sogno d’amore perché Capitan America si sacrifica per salvare Londra.

Cosa sarebbe successo se al posto di Steve Rogers, l’alter ego di Capitan America, ad assumere il siero del supersoldato fosse stata proprio Peggy Carter?

La risposta è nell’immagine qui sopra: Capitan Carter.

Nell’agosto del 2021 i Marvel Studios esordiscono anche nel campo dell’animazione con What If…?.

La serie riprende un omonimo format dei fumetti, ovvero raccontare una variante alternativa della storia conosciuta, partendo dalla domanda: “Cosa sarebbe successo se…?”.

Si tratta di storie che affondano in uno dei concetti chiave dei fumetti di supereroi: il multiverso. La coesistenza di realtà parallele che divergono da quella principale.

L’immagine è l’ennesima prova di maturità per i Marvel Studios. Produttiva, visto l’esordio nell’animazione, ma anche creativa perché i tempi sono maturi per parlare anche al vasto pubblico di multiverso e linee temporali alternative.

I tre Spider-Man al cinema

Apoteosi ed estasi.

Con Spider-Man: No Way Home i Marvel Studios portano il multiverso al cinema andando a pescare direttamente dai ricordi di buona parte dei loro fan. In un unico film troviamo Tobey Maguire, lo Spider-Man cinematografico dei primi anni 2000, Andrew Garfield, il suo successore a partire dal 2012 e Tom Holland, lo Spider-Man più recente.

Portare sul grande schermo i tre Spider-Man cinematografici, facendoli interagire per una buona parte del film e non relegandoli a semplici cameo era un qualcosa che solo pochi anni fa sarebbe stato impensabile.

Oggi, dopo l’epopea di oltre dieci anni firmata Marvel Studios, sembra una cosa quasi normale.

In questo caso tutti i piani convergono:

  • Sul piano narrativo, abbiamo un concetto complesso e di nicchia come quello del multiverso portato al cinema in un blockbuster;
  • Sul piano meta-narrativo, gli Studi sembrano ricordare che riescono a parlare a diverse generazioni di fan;
  • Sul piano produttivo, la capacità di coinvolgere i vecchi attori e far loro indossare di nuovo la maschera.

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