Tartarughe ninja: da fumetto underground a fenomeno globale

La storia delle Tartarughe Ninja, cartone 1987 | Cantastorie

Tartarughe Ninja (Teenage Mutant Ninja Turtles nella versione originale) una serie a fumetti underground ideata da Kevin Eastman e Peter Laird.
Il successo del fumetto e la capacità dei suoi autori ha permesso a Michelangelo, Leonardo, Donatello e Raffaello di approdare in tv e al cinema, diventando un fenomeno globale.

Dicembre 1989, su una piccola emittente privata va in onda per la prima volta in Italia un cartone animato che farà parlare un po’ di sé.

Michelangelo, Raffaello, Leonardo e Donatello.

Per diverse generazioni, prima di essere nomi di pittori rinascimentali, sono i nomi di quattro fratelli, quattro tartarughe antropomorfe che vivono nelle fogne di New York affinando le loro tecniche ninja sotto la guida del maestro Splinter, un ratto umanoide.

Tartarughe Ninja alla riscossa, cartone animato 1987 | Cantastorie

Tartarughe Ninja alla riscossa si rivela un prodotto perfetto per la fascia di età alla quale è rivolto: bambini tra i 4 e gli 8 anni. Non a caso sarà rinnovata per dieci stagioni e permetterà alle quattro tartarughe di arrivare al cinema, nei videogiochi e nelle case di tutto il mondo in versione giocattolo.

Solo cinque anni prima le quattro tartarughe avevano fatto il loro esordio sulle pagine di un fumetto in bianco e nero autoprodotto da due ragazzi che sognavano di fare fumetti per vivere.

La storia delle tartarughe ninja è uno straordinario esempio di quanto sia importante trovare il proprio posto.

È il 1981, Kevin Eastman è un ragazzo del Maine meridionale, una zona rurale fuori Portland. Sta cuocendo delle aragoste, è così assuefatto al profumo inebriante del crostaceo a contatto con la griglia da trovarlo quasi stomachevole. Kevin lavora in un ristorante, ma sente che quello non è il suo posto.
Ha frequentato la Portland School of Art per sei mesi, poi è stato costretto a lasciarla. La sua famiglia non può permettersela ed è allo stesso tempo troppo benestante per poter accedere a una borsa di studio.
Poco male, perché quella scuola lo ha deluso. Lui vuole disegnare fumetti e tra le mura scolastiche la sua passione e i suoi sogni vengono schifati. Lì si fa arte e i fumetti, a detta di professori e compagni di corso, non sono arte.

Anche quella scuola non è un posto adatto a lui.

Kevin passa l’estate a cuocere aragoste. Passato il labour day, che si celebra il primo lunedì di settembre, nel Maine però non c’è più molto lavoro nella ristorazione. Dovrebbe tornare a scuola, ma come anticipato non può.
A prendere le aragoste che cucina Kevin per portarle ai clienti c’è anche una ragazza originaria del Massachusetts, a 200 miglia dal Maine. Al termine dell’estate, lei torna a casa e Kevin va con lei per cercare nuove opportunità.

Il primo impatto con il Massachusetts ha la forma di una rivista, Scat, piena di storie a fumetti underground. Kevin la legge tutta d’un fiato, compresa la pagina dei crediti.
Northampton, la città che ospita gli uffici di Scat, è lì vicino. Armato di portfolio, Kevin raggiunge la sede e bussa in cerca di lavoro.

Quando gli viene detto che non i fumetti sono stati sostituiti dalla pubblicità delle aziende locali, Kevin pensa di aver fatto un viaggio a vuoto.

«Sai» gli dice il tipo con cui parla prima di salutarlo, «dovresti conoscere Peter, ha fatto alcuni fumetti per noi. Disegna e scrive le stesse cose strane che fai tu. Questo è il suo indirizzo.»

Peter Laird accoglie Kevin Eastman nel suo minuscolo monolocale tra oltre 50.000 fumetti, giocattoli e cianfrusaglie nerd varie. I loro stili sono davvero simili, quasi sovrapponibili. Kevin pensa che quella casa sia davvero un bel posto.

Kevin e Peter fanno amicizia e iniziano a disegnare fumetti insieme. Sebbene Kevin abbia più occhio e intuizione per le storie e Peter padroneggi meglio i disegni in fase di storytelling, decidono di non dividere rigidamente il lavoro in sceneggiatore e disegnatore.
Entrambi buttano giù idee, trame, personaggi e scenari. Poi si dividono le scene e iniziano a disegnare. Dopo le matite, si scambiano le tavole e ognuno inchiostra i disegni dell’altro. Un processo creativo al 100% a quattro mani.

Per due anni Kevin fa più volte avanti e indietro per le 200 miglia che separano il Maine dal Massachusetts, tra l’odore di aragoste in piastra e quello di inchiostro sulla tavola.

In quegli anni Peter incontra Jeannine, la donna che poi diventerà sua moglie e la segue a Dover, New Hampshire, dove lei ottiene una cattedra all’università.
La distanza tra Dover e Ogunquit, dove Kevin continua a cuocere aragoste, è di 20 miglia.

«Andiamo, trasferisciti. Formiamo uno studio e proviamo a vendere le nostre storie.» probabilmente Peter non riuscì neanche a finirla questa frase che Kevin era già lì.

I due fondano i Mirage Studios.

Perché questo nome?

Perché il loro studio era un miraggio. Letteralmente.
Facevano fumetti nel loro salotto, non avevano uno studio vero.

Kevin e Peter iniziano a creare storie da proporre agli editori senza troppa fortuna.

Durante uno di quegli infiniti pomeriggi passati a disegnare, Kevin butta giù lo schizzo di una tartaruga che si regge sulle zampe posteriori, una maschera sugli occhi e un nunchaku (arma tradizionale asiatica costituita da due corti bastoni uniti mediante una breve catena o corda). Ci scrive sopra “Ninja Turtle” (tartaruga ninja) e lancia lo sketch al collega.


Peter si vede arrivare il buffo schizzo sulla scrivania e non trattiene una risata. Il loro processo lavorativo è talmente consolidato che Peter non può fare a meno di dare il suo contributo al design della strana tartaruga. Kevin riceve lo schizzo modificato e pensa di creare altre tre tartarughe simili che impugnano armi diverse. Aggiunge poi “Teenage Mutant” al titolo ed ecco la prima bozza ufficiale delle Teenage Mutant Ninja Turtles.

«Ehi Pete, abbiamo dei lavori da fumettisti da portare avanti?»
«Beh…»
«Lavori retribuiti intendo.»
«No.»
«Ecco, allora dovremmo raccontare la storia di quelle tartarughe.»
«Dici?»
«Sì, raccontiamo di come sono riuscite a diventare mutanti e ninja!»

Studi delle Tartarughe Ninja di Peter Lai

È andato più o meno così il dialogo che ha dato vita al primo numero di Teenage Mutant Ninja Turtles. Un fumetto di 40 pagine in bianco e nero autoprodotto dai giovani autori.

I due mettono nel calderone creativo tutto ciò che amano e che che funziona nei fumetti statunitensi degli anni Ottanta.

  • Teenage, adolescenti come i Teen Titans, super gruppo della DC Comics composto dalle “spalle” degli eroi principali che in quel periodo godeva di un grande successo.
  • Mutant, mutanti come gli X-Men di casa Marvel che a partire dalla metà degli anni Settanta avevano cominciato a macinare record di vendite e non sembravano potersi arrestare.
  • Ninja, come le atmosfere di Ronin e Daredevil, due opere a firma di Frank Miller, uno degli autori di fumetti più influenti e importanti della storia.
  • Turtles, tartarughe. I protagonisti erano animali antropomorfi, come in Cerebus, fumetto di culto che entrambi gli autori amavano.

Terminato il loro fumetto, a Peter e Kevin non resta che stamparlo e provare a venderlo. Entrambi non hanno disponibilità economica, così Quentin, uno zio di Kevin, decide di dar loro fiducia e prestargli 1.000 dollari per la stampa.

Dopo la stampa, il salotto del loro appartamento si riempie di 3.000 numeri di Teenage Mutant Ninja Turtles. Ai due avanza qualche soldo, che decidono di investire per un piccolo spazio pubblicitario sulla rivista specialistica delle fumetterie Comics Buyer’s Guide. Grazie a questo annuncio vendono qualche copia, ma soprattutto si fanno vedere dai distributori, che li contattano con un’offerta.

Con il canale distributivo alle spalle, Teenage Mutant Ninja Turtles esaurisce la sua prima tiratura di 3.000 copie in due settimane.
Kevin e Peter decidono quindi di stampare altre 6.000 copie, registrando un nuovo sold out.

I due ci prendono gusto e, nonostante un nuovo trasferimento di Peter, stavolta nel decisamente più lontano Connecticut, mettono in produzione il numero 2.

  • 15.000
  • 30.000
  • 55.000

Sono i numeri che registrano, nell’ordine:

  • La prima tiratura del numero 2
  • La ristampa del numero 1
  • La tiratura del numero 3

Le tartarughe piacciono, sembrano aver trovato un mercato di riferimento nel fumetto underground e Peter e Kevin sono proprietari al 100% della loro creazione.

“The good old days”

Così ricorda quel periodo Kevin nelle varie interviste rilasciate negli anni seguenti.

Con il successo del loro fumetto, Kevin e Peter vengono avvicinati spesso da agenti letterari che si occupano di licensing. Professionisti che cercano, per conto di grosse realtà come aziende di giocattoli, proprietà intellettuali delle quali acquisire i diritti per farne giocattoli, cartoni animati, film e merchandising vario.

Memori di quanto successo a grandi autori del passato che hanno goduto ben poco del grande successo delle loro creazioni, Peter e Kevin hanno sempre guardato con molta diffidenza alla cessione dei diritti delle quattro tartarughe.

«Grazie ma no. Stiamo bene, guadagniamo e facciamo ciò che ci piace.»

Risposta secca che non ammette repliche.

Nel 1986, Kevin e Peter finalmente trasferiscono i Mirage Studios dal salotto di casa a uno studio vero e proprio. Mentre organizzano gli spazi e si preparano a tinteggiare suona il telefono. Dall’altro capo, l’ennesimo agente. O forse no.

«Eastman e Laird? Mirage Studios? Salve, sono Mark Freeman chiamo da New York, vorrei parlare delle licenze delle tartarughe ninja.»
«Si? Ok, se vuoi vieni pure. Ti aspettiamo.»

Mark si presenta con un completo da mille dollari, una valigetta in pelle, i capelli pettinati e una rasatura perfetta. Apre la porta dei Mirage Studios e si blocca. Di fronte a sé, due ragazzotti in pantaloncini corti, sporchi di vernice, con pennelli e rulli in mano, vecchi giornali a terra e odore di vernice fresca.
Con ogni probabilità, l’elegante Mark non si sente nel posto giusto.
«E-Eastman e Laird?»
«Certo, entra pure.»

Mark fa il solito discorso preparato: guadagni straordinari, notorietà, successo. I due, un po’ per gioco un po’ per metterlo alla prova, gli concedono di trattare per conto loro per trenta giorni. Allo scadere del tempo, se avesse portato loro una proposta interessante, l’avrebbero valutata.

Mark torna da Peter e Kevin con un invito e due biglietti per la California da parte della Playmates Toys.
«California? Sarà divertente!» pensano i due.

L’incontro con i vertici della Playmates Toys ha tutti gli ingredienti per essere la scena di una commedia.
In un elegante ufficio di una grossa azienda internazionale, uomini vestiti in giacca e cravatta parlano di tartarughe mutanti ninja con una coppia di autori di fumetti scapestrati (o “fottuti bifolchi di campagna”, come ricorderà Kevin più avanti). Kevin e Peter sembrano assolutamente fuori luogo.

Al contrario di colossi come la Mattel o la Hasbro, che collezionavano licenze e programmavano la produzione di giocattoli in modo che non andassero in competizioni tra loro, per la Playmates le tartarughe ninja avrebbero rappresentato il primo tentativo di action figures per il mercato maschile.

Leonardo, Michelangelo, Donatello e Raffaello non sarebbero stati una delle tante licenze a disposizione, ma la principale. Quella sulla quale investire risorse ed energie.
Il loro target sono i bambini dai 4 agli 8 anni, perciò alcune cose del concept andrebbero riviste. Il fumetto originale è violento e cupo, i protagonisti non si fanno scrupoli ad ammazzare i propri avversari e andarsi a fare una birra subito dopo.

Qui sarebbero potuti nascere dei problemi, ma la Playmates assicura ai giovani autori di coinvolgerli in ogni fase del processo creativo. Ogni piccola modifica doveva passare per la loro approvazione.

Forse proprio la presenza degli autori nel processo creativo è la chiave che consente alle quattro tartarughe di trovare il loro spazio ideale.
Da quel viaggio in California di Peter e Kevin nasce l’accordo per la produzione di action figures e di una serie animata per promuovere la loro vendita.

Teenage Mutant Ninja Turtles va in onda per la prima volta negli Stati Uniti nel 1987 e tiene compagnia a generazioni di bambini e bambine per dieci stagioni e 193 episodi.
Lo straordinario successo delle creature di Peter e Kevin arriva anche a Hollywood e si concretizza con tre film in live action e una serie tv anch’essa con attori in carne ed ossa.

I due autori lavorano su ogni prodotto legato alle tartarughe fino al 2000, quando Kevin vende la sua quota di diritti all’amico per dedicarsi al 100% alla sua casa editrice, la Tundra Publishing.

Nel 2003 Peter trova un accordo con la 4Kids Entertainment per una nuova serie a cartoni animati, sarà l’ennesimo successo con le sue sette stagioni.

Sei anni più tardi, nel 2009, Peter vende il franchise alla multinazionale Viacom, mettendo fine a un’era incredibile.

Leonardo, Michelangelo, Donatello e Raffaello, per la prima volta senza la cura dei loro creatori, restano sulla cresta dell’onda grazie a nuove storie a fumetti, serie animate e pellicole cinematografiche.

Sono ormai una proprietà intellettuale forte, riconosciuta e riconoscibile. Contesto, tematiche e caratteri delle quattro tartarughe, per oltre 20 anni gestite dai loro stessi creatori, sono ormai ben cristallizzate nell’immaginario collettivo.

Sono abbastanza grandi da camminare da sole.


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